giovedì 24 giugno 2010

Sociologia

Macchina del tempo.
3 anni fa.
Sono io che parlo. O meglio -> scrivo.

[...]conoscere la mente umana, i meccanismi con i quali si muove, conoscere gli altri e me stesso mi ha sempre fatto sentire di buon umore. Ma come ogni persona che pensa troppo, come ogni amante della matematica e della poesia, la paura della follia, vista come il limite invalicabile, mi ha fatto desistere anche da questa scelta. All’università mi iscrissi, scelsi la novità: Informatica. Lavoro sicuro, così dicevano. Non mentivano del tutto. Ora lavoro nell’ambito informatico, sono laureato e soddisfatto, e soprattutto non odio il computer. La passione per lo scrivere è presente anche in questo blog e non mi ha mai abbandonato. Con i numeri, da buon programmatore ed analista, ci ho a che fare ogni santo giorno. E non li odio. Se non risolvo la procedura che mi hanno assegnato può crollare il soffitto e tutto il palazzo ma io rimango lì, a lavoro, bestemmiando perché mi perdo le cose che avrei dovuto fare ma non posso, perché il problema rimane lì irrisolto. Sono nipote di un artigiano, il lavoro per me finisce quando ho qualcosa che mi piace, che funziona bene, che mi dà gioia.

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Gli anni d'oro del grande Real
Gli anni di Happy Days e di Ralph Malph
Gli anni delle immense compagnie
Gli anni in motorino sempre in due
Gli anni di "Che belli erano i film"
Gli anni dei Roy Rogers come jeans
Gli anni di "Qualsiasi cosa fai"
Gli anni del "Tranquillo, siam qui noi"
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Gli anni - 883 Max Pezzali

Tempo presente.
Partiamo dal presupposto che non sono gli anni di Max a mancarmi perché ignoro chi sia Ralph Malph e i Roy Rogers. Ma penso che Max quando ha scritto questa canzone aveva i miei stessi anni e le mie stesse malinconie. Fratello Mesme (no, non è indiano, è proprio il nick di mio fratello) mi scrive via mail che sto diventando vecchietto. Ed è proprio vero, confermo e sottoscrivo. Sto vivendo i miei 30 (e passa) anni nella loro pienezza. Con moglia e figlia piccola. Certi piaceri mi mancano anche se so che torneranno prima o poi, anche se so che non sono persi per sempre.

Lavoro ancora come consulente informatico, la macchina del tempo non mi ha portato tanto lontano. Nel 2007 l'Italia era da un anno campione del mondo. Oggi abbiamo la certezza che non lo sarà più. Eppure essere in un bar, con gente comune e colleghi amici di lavoro, tifare insieme per una stessa squadra mi ha riportato indietro nel tempo. Nonostante il 3-2, il peggior risultato al mondiale da quando sono nato, a fine partita l'amarezza del risultato si confondeva con la bellezza di aver passato 2 ore sintonizzato coi sentimenti di altri 30-40 esseri umani.

"Gli anni delle immense compagnie".

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